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Il Museo Ettore Fico ha il piacere di presentare una mostra dedicata al grande fotografo Gabriele Basilico. Corpus centrale della mostra è una sezione commissionata al fotografo dalla Fondazione Giorgio Cini di Venezia nel 2010, in occasione della retrospettiva dedicata al grande incisore veneto: “Le arti di Piranesi. Architetto, incisore, antiquario, vedutista, designer” a cura di Michele De Lucchi, Adam Lowe e Giuseppe Pavanello.

In quell’occasione la Fondazione Cini chiese all’artista di ritrarre, dalle stesse angolazioni delle incisioni piranesiane, la “città eterna” e altri luoghi italiani.

Il risultato fu riassunto in 32 scatti messi successivamente a confronto con le 32 incisioni di Piranesi. Una vasta selezione di oltre cinquanta fotografie, di differenti formati, completa la mostra che, per la prima volta in Italia, esamina la poetica urbana e concettuale del grande fotografo attraverso le immagini scattate nei suoi innumerevoli viaggi.

Con la mostra “Ettore Fico. Opere di grande formato” il MEF, a più di quattro anni dalla sua apertura, dedica al maestro uno spazio permanente nelle sale del primo piano.

Il progetto è quello di creare uno spazio dedicato all’artista con opere esposte a rotazione per poter mostrare al pubblico la vasta collezione di opere disponibile.

Ricordiamo che il museo ha preso vita grazie alla grande lungimiranza e determinazione della moglie dell’artista, Ines Sacco Fico, scomparsa lo scorso anno, che con la creazione, quindici anni or sono, dell’omonima fondazione e poi, nel 2014, del museo, ha voluto lasciare alla città un segno indelebile dell’opera dell’artista.

Saranno esposte un centinaio di opere, tra oli e tempere, eseguiti dai primi anni Trenta al 2004, anno della sua scomparsa. La produzione più significativa di Ettore Fico è dunque raccolta in questa mostra che percorre tutta la sua carriera. La mostra è un omaggio all’artista e al suo vivace percorso artistico ed esistenziale: gli anni cinquanta e sessanta in Italia, la natura, la Liguria e la Costa Azzurra, la campagna di Castiglione Torinese, rifugio tanto amato e protagonista in molte delle sue opere.

Un’arte che affonda le radici in una dimensione legata alle straordinarie esperienze della pittura internazionale e a un’interpretazione degli oggetti e dei paesaggi permeata da un senso di poesia. In molte sue opere si avverte il fascino raccolto e misterioso del suo giardino a Castiglione, luogo di incontro ma anche rifugio e magico luogo di silenzi, punto di riferimento e racconto dell’avvicendarsi delle stagioni con le sue luci e colori. Presente in importanti mostre dal primo Dopoguerra in poi, ha partecipato a numerosi eventi espositivi quali la Quadriennale di Torino e la VII Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma nel 1955.

La mostra propone gli aspetti più inediti e di ricerca del percorso artistico di Ettore Fico, dalle esperienze astratte a quelle più geometriche, dalle impressioni delineate dai sottili tocchi di colore puro alle pennellate materiche e informali.

La Città di Nichelino, sotto l’egida di Sistema Cultura, è lieta di presentare la prima mostra antologica con la direzione artistica di MEF – Museo Ettore Fico organizzata alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, in collaborazione con Ordine Mauriziano e Reverse Agency, con il patrocinio di Regione Piemonte e Città di Torino.

Con una selezione di oltre ottanta importanti opere provenienti da collezioni pubbliche e private, il MEF – Museo Ettore Fico propone nelle Cucine Reali della residenza sabauda una mostra antologica dedicata a Luigi Serralunga, valente pittore e interprete della cultura artistica italiana a cavallo fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

Location

Palazzina di Caccia di Stupinigi – Cucine Reali
Piazza Principe Amedeo, 7 – Nichelino

Orari

  • Dal martedì al venerdì dalle 10.00 alle 17.30 (ultimo ingresso ore 17.00)
  • Sabato, domenica e festivi: dalle 10.00 alle 18.30 (ultimo ingresso ore 18.00)
  • Lunedì: chiuso

Biglietteria

Tel. +39 011 6200634
E-mail: biglietteria.stupinigi@ordinemauriziano.it

Il Museo Ettore Fico di Torino ha il piacere di presentare due mostre dedicate a Niki de Saint Phalle, figura maggiore e unica esponente femminile del Nouveau Réalisme.

Le due esposizioni, Antologica e Il Giardino dei Tarocchi, verranno realizzate in collaborazione con la Fondazione Niki de Saint Phalle di Santee in California e il MAMAC di Nizza, anche attraverso l’apporto di importanti collezioni private internazionali.

Le due mostre potranno rappresentare, oltre a un importante progetto artistico, un’occasione per rinnovare e intensificare le proficue relazioni di scambio culturale fra la Francia e l’Italia.

Vasta retrospettiva, organizzata in collaborazione con Fundacion Mapfre di Madrid, dedicata a Duane Michals, uno dei fotografi contemporanei che ha rinnovato il linguaggio fotografico con maggiore intensità. Artista in bilico tra fotografia e poesia, Michals è uno dei nomi più prestigiosi dell’avanguardia americana.

Negli anni Sessanta attiva un nuovo approccio alla fotografia che non pretende di documentare il fatto compiuto, il “momento decisivo”, o di affrontare gli aspetti metafisici della vita.

“Quando guardi le mie fotografie, stai osservando i miei pensieri”.

In questa frase si trova la chiave per leggere l’opera completa di Duane Michals: un’opera che corrisponde alla sua filosofia di vita.

La mostra è realizzata secondo un percorso espositivo suddiviso in sezioni che mostrano le diverse modalità espressive gradualmente inventate da Michals, nonché le diverse serie realizzate su argomenti specifici nel tempo.

Importante retrospettiva, organizzata in collaborazione con il Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano, di Paolo Monti, uno tra i più importanti fotografi italiani del Novecento.

Dirigente d’industria, si appassiona alla fotografia al punto da sceglierla come professione, affiancandola a un’intensa attività di critica e di curatela. Dopo essersi avvicinato alla pratica fotografica, sin dagli anni Venti, nel Dopoguerra si trasferisce a Venezia, città che segna una svolta, sia per il contatto con la realtà lagunare, sia per l’incontro con quel gruppo di fotografi con i quali nel 1948 avrebbe fondato il Circolo fotografico “La Gondola ”. Dal 1953 è a Milano dove consolida l’attitudine critica e sperimentale diventando uno degli autori più affermati anche a livello internazionale.

In modo certo singolare, rispetto alla realtà italiana, Monti affiancò sempre alla sua intensa attività professionale una significativa produzione sperimentale e artistica, che lo portò a misurarsi con fotogrammi, chimigrammi e varie sperimentazioni con materiali a colori.

La mostra ripercorre l’attività di Ferenc Pintér, una fra le voci più complesse e creative della grafica del XX secolo, nel decimo anniversario dalla sua scomparsa.

Pintér è infatti riconosciuto come un illustratore che ha lasciato un segno a livello mondiale. La sua opera è caratterizzata dall’impostazione grafico-cartellonistica mitteleuropea, la sua espressività risente di una cultura pittorica e artistica profondissima, con citazioni e richiami talvolta espliciti, talvolta sotterranei e incrociati. Le sue immagini sono realizzate principalmente a tempera, il suo mezzo d’elezione, ma talvolta anche a china, marker e con tecniche miste anche elaborate.

Dalla sua mano sono nate illustrazioni potenti e sintetiche, racconti in un’immagine, ormai divenute parte dell’immaginario collettivo. Celebri sono le copertine Mondadori (tra le più famose le serie dedicate al Commissario Maigret e l’immensa produzione per Oscar e Omnibus Gialli).

La mostra ripercorre la sua opera tra originali e rielaborazioni personali del lavoro editoriale, con una selezione di oltre 150 opere tra tavole a colori, schizzi in banco e nero, chine e layout.

La multiforme attività di Pintér viene ripercorsa spaziando dai manifesti realizzati in opposizione al regime sovietico fino a un focus importante dedicato alle poetiche tavole di Pinocchio, pubblicate postume nel 2011.

La mostra intende porre in luce il rapporto a lungo intercorso tra Filippo de Pisis e le fonti pittoriche del presente e del passato. L’approccio alla pittura da parte dell’artista nasce grazie all’amore e alla passione per la storia dell’arte, il culto per la tradizione ferrarese del Costa e del Francia, e si sviluppa nell’arco di un trentennio secondo varie passioni di volta in volta inseguite, percorse, collezionate e ritrovate.

De Pisis, visitando e studiando le opere nei musei, ritrova le proprie radici legate al naturalismo e alla pittura francese, scopre se stesso e la propria ispirazione. Dal confronto con i contemporanei de Chirico, Savinio e Carrà, in gioventù egli focalizza la propria attitudine a collezionare il mondo come pratica cosciente di riflessione metaforica e metastorica, in senso metafisico.

Dall’incontro con la passione pittorica di Soutine, con il pastello rapido di Toulouse-Lautrec, riceve a Parigi lo stimolo per svincolarsi dalla lezione di Manet, pittore a lungo amato in gioventù e da sempre ritenuto un modello, e per approdare al libero segno sulla tela, a quella libertà espressiva che negli anni Trenta preannuncia gli esiti di certa pittura informale. Il dialogo con le fonti artistiche, la frequentazione dei musei europei, la pittura dei contemporanei, lo portano a elaborare un personale approccio alla tela che rimarrà negli anni inconfondibile, come una cifra indelebile nella storia dell’arte italiana del Novecento.

La mostra, che raduna circa 150 opere tra dipinti e disegni, intende porre l’attenzione sul complesso mondo che caratterizza le passioni d’arte e la cultura dell’artista: l’inclinazione poetica, la passione antiquaria e collezionistica, il mondo musicale della lirica, l’indole del botanico naturalista e l’amore per il museo e le civiltà del passato.

Queste costanti, che lo seguono per tutta la sua straordinaria parabola creativa, costituiscono delle tappe fondamentali e divengono i cardini attorno a cui si snoda il suo maggiore impegno nella pittura. Il concetto alla base della mostra consiste infatti nel far ruotare attorno alle opere depisisiane una costellazione di riferimenti di altri autori, proponendo al pubblico un percorso articolato in sezioni.

Il Museo Ettore Fico e la Casa Editrice Lo Scarabeo presentano un evento espositivo unico nel suo genere: i Tarocchi, dalla loro nascita in Italia intorno alla metà del Quattrocento fino ai giorni nostri, rivelati attraverso un ricchissimo repertorio di mazzi antichi e moderni, libri, stampe, documenti, immagini e testi – su oltre mille metri quadri di esposizione.

Si tratta di un vero e proprio viaggio “iniziatico” per raccontare i Tarocchi ogni loro aspetto: storico, artistico, letterario, di costume, magico, di consapevolezza, di crescita personale e spirituale in un allestimento coinvolgente, concepito per accogliere il visitatore e farlo viaggiare nel tempo.

Visitando le sezioni della mostra e con il supporto di materiale audiovideo e di applicazioni multimediali, grazie all’ausilio di una App creata appositamente per l’esposizione e dei QR Code presenti nel percorso espositivo, il pubblico vivrà un’esperienza personale, profonda e suggestiva.

In occasione del centenario della nascita di Ettore Fico (21 settembre 1917) il MEF presenta un’importante e completa retrospettiva a lui dedicata.

Oltre centosettanta opere tra olii, tempere e acquerelli, disegni e incisioni eseguiti dai prima anni Trenta al 2004, anno della scomparsa.

La produzione più significativa di Ettore Fico è qui raccolta in una mostra antologica che comprende sessant’anni della sua vasta produzione. Un omaggio a questo artista le cui tele parlano dei luoghi che più profondamente hanno segnato il suo percorso artistico ed esistenziale: Torino, Algeri, durante gli anni della prigionia in guerra, la Liguria, la Costa Azzurra e Castiglione Torinese, considerato il suo “buen retiro”.

La mostra si snoda attraverso un articolato cammino che consente di delineare gli aspetti di un dipingere che da Cézanne a Braque, da Bonnard a Monet a Matisse, si dispiega attraverso un colore intriso di luce e una linea forte e robusta.

L’esposizione propone gli aspetti più inediti e di ricerca del lungo percorso artistico di Ettore Fico, dalle esperienze astratte a quelle più geometriche, dalle impressioni delineate da microscopici tocchi di colore puro alle pennellate materiche e informali.